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| Mostrarci nudiCome comportarsi con nostra figlia? Le possiamo creare dei problemi? a cura di: Dott.ssa Tiziana Candusso (pediatra)
Vorrei sapere se io e mio marito facciamo bene a non farci problemi a spogliarci davanti a nostra figlia. Adesso ha quattro anni e per lei vederci nudi è una cosa normale. L'unico piccolo problema è che spesso vuole toccare, per gioco, il sesso del padre. Il nostro comportamento è giusto o stiamo sbagliando? E come dovremo comportarci in futuro quando nostra figlia sarà più grande? Intanto, una premessa. Per quanto riguarda lo sviluppo della sessualità nell'età evolutiva ci si riferisce normalmente al modello psicanalitico di Sigmund Freud che individua cinque stadi di maturazione:
Nella prima fase o "orale", la ricerca del piacere si concentra sulle labbra e il cavo orale, la suzione provoca la stessa espressione di beatitudine di quando il bimbo succhia il seno materno: il bambino succhia per il proprio piacere. Nello stadio detto "anale", 2° anno, il bambino viene educato alla pulizia e impara a non bagnarsi e sporcarsi, può provare piacere a liberarsi del prodotto fecale (eliminazione), sia dilazionandolo che indugiando nella tensione, sviluppa un interesse per le proprie feci, cerca di toccarle, di giocarci e di portarsele alla bocca. Nella fase detta "fallica", dai 3 ai 5 anni, il bambino comincia ad interessarsi ai suoi genitali, la cui manipolazione provoca piacere; diventa inoltre consapevole della differenza tra i due sessi e, sentendosi attratto dal genitore di sesso opposto, sviluppa pensieri di rivalità verso il genitore dello stesso sesso (complesso di Edipo). È lo stadio in cui il bambino esibisce la sua nudità e osserva i genitali degli altri bambini o dei genitori. Questo stadio è molto importante per lo sviluppo affettivo, che deve essere considerato come la ricerca di un equilibrio tra le esigenze interne e quelle determinate dall'ambiente in una relazione reciproca incessante. Questa relazione è determinante per lo sviluppo della personalità, all'inizio la relazione è duale poiché il bambino non si distingue dalla madre che è la principale fonte per soddisfare i propri bisogni fisiologici, e quindi fino alla fine del secondo anno la dipendenza dalla madre è totale. Dal terzo anno il bambino si apre all'ambiente e soprattutto rivolge il suo interesse verso il padre, fino ad allora emarginato dalla relazione duale. L'attaccamento al padre stabilisce la relazione triangolare cardine del conflitto edipico. Nello stadio di "latenza", dai 6 anni alla pubertà, il bambino è consapevole di non poter interrompere la relazione tra madre e padre e volge le sue tensioni psichiche verso l'esplorazione del mondo, verso il rapporto con i coetanei, sopratutto dello stesso sesso, ma non ha comportamenti di tipo "sessuale". Nello stadio "genitale", adolescenza, il bambino che già nella fase fallico-edipica aveva identificato la propria sessualità, arriva alla maturazione sessuale fisica e psichica dirigendo la propria ricerca e il proprio coinvolgimento affettivo nella scelta del partner di sesso opposto. Il sentimento di naturalezza, serenità, senza connotati di "morbosità, dell'atteggiamento dei genitori nei confronti della percezione corporea (nudità) e l'educazione allo sviluppo sessuale (conoscendone i presupposti sopraccitati) costituiscono la base per la costruzione di una buona affettività e di una personalità matura.
Fonte: www.mammepapa.it Da quando va al nido è sempre malataÈ normalissimo che la bambina si sia ammalata così di frequente: vengono ritenuti normali anche nove episodi al primo anno a cura di: Dott. Rodolfo Varani
Mia figlia, che ha 14 mesi, va al nido da quando ne aveva nove ma, in questo periodo, è stato più il tempo passato a casa che quello al nido. In cinque mesi ha preso quattro volte gli antibiotici e quattro volte il cortisone per otiti e broncospasmo. I due pediatri che consulto normalmente mi hanno ormai scoraggiata fortemente sulla scelta del nido, dicendo che sono molti di più gli svantaggi dei vantaggi e che mia figlia ha chiaramente dimostrato di avere un sistema immunitario particolarmente debole, che non si sta abituando a vivere in comunità. Il consiglio che vorrei avere è se continuare a perseverare nella scelta del nido, pensando che tutto quello che il sistema immunitario affronta adesso non lo affronterà più dopo (ad esempio con l'ingresso alla scuola materna) oppure se desistere e scegliere una soluzione tipo baby-sitter, che la preservi maggiormente dal contatto con gli altri. Premetto che la scelta del nido non è economica ma di principio, in quanto credo molto che la vita di comunità aiuti fortemente la crescita del bambino sia in termini di socievolezza che di autonomia. Il problema del nido è un problema mondiale che interessa tutto il mondo industrializzato dove i genitori debbono lavorare in due ed i nonni non possono accudire i nipotini. È normalissimo che la bambina si sia ammalata così di frequente: vengono ritenuti normali anche nove episodi al primo anno. È anche normale che si debba ricorrere un po' più spesso agli antibiotici perché l'età del lattante è un po' più indifesa delle età successive ed il pediatra, di fronte ad un lattante febbrile, ha più rischi di complicanze che di fronte ad un bambino di tre anni. Ai miei assistiti, che mi annunciano che dovranno mandare al nido il loro bambino di pochi mesi, dico (scherzando) che i miei capelli bianchi me li hanno fatti venire i bambini che vanno al nido perché ammalano ogni 15 giorni il primo anno. Alle mamme che mi dicono quando finirà la tosse del loro bambino rispondo che in genere, nel primo anno di nido, durerà dal 15 di settembre fino al 15 di giugno, ad andare bene. Tuttavia li consolo dicendo che, alla fine, superati i primi due anni, i bambini ammaleranno molto di meno e saranno come gli altri. È certo che, se fosse possibile, l'inizio della socializzazione del bambino andrebbe ritardata a tre anni ma i bambini del nido escono fuori alla fine come gli altri. Spiego ai genitori che tutti noi dobbiamo riempire un "bidone" con 17 - 18 malattie tipiche della infanzia e che, una volta riempito, non c'è più posto per altre malattie. In un modo più scientifico: quando hanno contratto le 17 - 18 malattie dei bambini (in gran parte infezioni delle prime vie respiratorie con febbre, tosse e raffreddore) e si sono formati i loro anticorpi non ammaleranno più. In effetti, pur essendo quasi tutte uguali queste infezioni hanno un numero "di targa" diverso e l'organismo fa gli anticorpi in base al numero di targa. È per questo che apparentemente il bambino sembra che non sia curato bene e che ricada per la stessa malattia ma, in effetti, si tratta di forme diverse come targa anche se uguali come sintomatologia: due o tre giorni di febbre, sei o sette giorni di tosse e raffreddore. Non a caso i bambini si dicono "mocciosi". È vero che il bambino a 7 - 8 mesi ha un sistema immunitario ed anche una anatomia delle prime vie aeree che comportano una più accentuata sintomatologia delle infezioni contratte ma, alla fine, a tre anni, quando passano alla scuola materna, prenderanno una forma su tre o quattro che invece contraggono i bambini che iniziano a tre anni, per il semplice fatto che ricorderanno il numero di targa (anticorpi) delle malattie già prese, si difenderanno da queste e non si ammaleranno. Quindi anche se è una disperazione avere un bambino che frequenta il nido è solo questione di tempo e, riempito il famoso bidone, il bambino sarà sempre meno "moccioso". Questo nella gran parte dei casi, ma esistono dei casi di bambini che si è costretti a togliere dal nido e reintrodurre negli anni successivi. Quindi è solo questione di avere pazienza, di sapere che al nido ci si ammala spessissimo il primo anno (anche ogni 15 - 20 giorni in inverno), spesso il secondo e poco il terzo anno.
Fonte: www.mammaepapa.it |





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